L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell’esigere
che gli altri vivano come pare a noi»

Il lettore immagini di arrivare all’appuntamento con la propria partner con un prezioso regalo: lei è seduta al tavolo di un ristorante elegante e raffinato alla quale l’avete invitata e, dopo aver degustato piatti prelibati e champagne, finalmente apre il vostro regalo.

Mentre apre il pacchetto vi ringrazia dolcemente. E fin qui, tutto pare meraviglioso. Poi lei tira fuori il regalo, uno splendido anello d’oro bianco con una ghiera di brillanti. A questo punto vi guarda, e con un sorriso che si trasforma per metà in una smorfietta vi dice:

È bellissimo, caro, ma come hai fatto a dimenticare che a me piacciono le pietre singole e l’oro giallo?

Ecco come quotidianamente frasi, parole e azioni diventano macigni che piano, piano scavano la fossa alle relazioni!

Ogni atto comunicativo possiede al tempo stesso un effetto informativo e un effetto relazionale. Questo vuol dire che quando comunichiamo non conta soltanto il significato di ciò che diciamo, poiché il come lo diciamo ne amplifica, ne riduce o ne trasforma l’effetto.

Possiamo anche essere convinti, a livello puramente razionale, che il nostro partner abbia ragione quando recrimina, ma al tempo stesso, in modo totalmente irrazionale, siamo spinti a reagire come se fossimo degli innocenti condannati iniquamente. Ragione ed emozione non vanno sempre d’accordo, anzi, spesso sono in conflitto. La cosa più importante è ricordarsi che di solito è la ragione a soccombere.

Per imparare a “dialogare strategicamente” con il nostro partner, che sia il nostro compagno di vita privata o professionale o che siano i nostri figli, il primo passo strategico sarà individuare tutti i modi sicuri per fallire nel nostro intento. Di seguito eccovi alcuni preparati alchemici capaci di incantesimi maligni, quegli elementi che hanno il potere di condurre il dialogo nella direzione del fallimento.

Proprio perché sappiamo che “se vuoi drizzare una cosa, devi imparare prima tutti i modi per storcerla di più”, a voi il modo di conoscerli per evitarli e, qualche… RISPOSTA MAGICA DA USARE!

Comunicare strategicamente

PUNTUALIZZARE

Un tratto che caratterizza le persone intelligenti nelle loro relazioni è la tendenza a puntualizzare le situazioni e le condizioni, le sensazioni e le emozioni nel rapporto con l’altro, per tenere sotto controllo e programmare nel miglior modo possibile la relazione.

La ragione è che poche cose sono così fastidiose quanto il sentirsi spiegare come stanno i fatti e come dovrebbero essere per funzionare meglio. La strategia della puntualizzazione potrebbe essere definita una «perversione della razionalità», poiché produce effetti irrazionali a partire da un comportamento super-razionale.

Risposta magica: «Certo cara, sono d’accordo con te, questo è il modo giusto di gestire le cose».

RECRIMINARE

Il recriminare addirittura trasforma il suo oggetto, ovvero le colpe dell’altro, in diritti legittimi. La requisitoria subita ci fa sentire quasi innocenti e la colpa, anche se molto grave, perde di forza. L’atto comunicativo del recriminare, ossia sottoporre il partner a un processo in cui vengono puntualizzate le sue colpe, per quanto possa apparire una forma corretta e legittima di chiarificazione, tende a produrre nell’accusato reazioni emotive di ribellione.

Risposta magica: «Non avevo mai considerato le cose da questo punto di vista, capisco la tua arrabbiatura, farò in modo di evitare che tutto questo si ripeta»

RINFACCIARE

Rinfacciare è un atto comunicativo che induce a esacerbare invece che a ridurre ciò che vorrebbe correggere. Quando si è sottoposti alla strategia del vittimismo da parte di una persona cara che ci accusa di averla fatta soffrire con le nostre azioni e di aver sentito, di conseguenza, più che un senso di colpa, un’irrefrenabile sensazione di rabbia nei confronti di chi vuole inchiodarci alle nostre mancanze affettive e ai nostri egoismi. All’interno di questo settore di studi è ben noto il fatto che chi si pone come «vittima» costruisce i suoi aguzzini.

Risposta magica: «Non avrei mai pensato di poterti fare così tanto male, potrai perdonarmi se starò attento a non farlo mai più?»

PREDICARE

Se il puntualizzare è portare nella relazione affettiva un metodo comunicativo del mondo scientifico, così come il recriminare significa utilizzare un linguaggio giuridico legale nell’ambito di una relazione affettiva, il predicare rappresenta il trasporre nella relazione a due di un metodo preso a prestito dalla sfera del sermone morale e religioso. La struttura del fare la predica è il proporre ciò che è giusto o ingiusto a livello della morale e, sulla base di ciò, esaminare e criticare il comportamento altrui. L’effetto di questa azione comunicativa è di far venire la voglia, anche in chi non ce l’ha, di trasgredire le regole morali poste a fondamento della predica stessa. È interessante notare, poi, come spesso all’interno di una «buona predica» possiamo trovare sia la recriminazione che la puntualizzazione e il rinfaccio vittimistico.

Risposta magica: «È decisamente utile che ogni tanto ci diciamo le cose come davvero le sentiamo…»

TE L’AVEVO DETTO!

Esistono forme minori di comunicazione, meno articolate ma tuttavia in grado di provocare con grande probabilità di successo l’irritazione e l’allontanamento del partner. Queste, di solito, sono singoli atti comunicativi e non sequenze interattive, eppure il loro potere evocativo è formidabile. Esistono molte varianti di questa sentenza, ma hanno tutte la stessa struttura e funzione, come ad esempio: «Lo sapevo io…», oppure «Non mi hai voluto dare retta, vedi?!».

Se io già sono arrabbiato con me stesso perché ho commesso un errore, il fatto che l’altro mi faccia notare che l’ho commesso dal momento che non gli ho dato retta — ammesso che questo sia vero e non sia solo una sua impressione — non mi aiuta affatto, anzi, mi fa imbestialire ancor di più con me stesso e con lui. Quando pronunciamo questa «frasetta» ci trasformiamo nel parafulmine della rabbia del nostro partner, al quale diamo la possibilità di dirottare contro di noi tutta la carica che aveva contro di sé a causa del suo fallimento.

Risposta magica: «Se solo ti avessi ascoltato, tutto questo non sarebbe successo»

LO FACCIO SOLO PER TE

In questa maniera viene dichiarato un sacrificio unidirezionale da parte di uno dei due membri della relazione: questo non solo fa sentire l’altro in debito, ma lo costringe anche a subire qualcosa che lo fa sentire inferiore, poiché bisognoso di un «generoso» atto altruistico. Questa dichiarazione viola una regola fondamentale della cosiddetta nobiltà di spirito, ovvero «mai far pesare all’altro quello che facciamo per lui».

Risposta magica: «Ho sempre saputo che sei una persona straordinaria, unica nella tua generosità»

LASCIA LASCIA… FACCIO IO!

L’ultima tra le tecniche minori è quell’atteggiamento che veste i panni della gentilezza ma che in realtà nasconde una forma di squalifica delle capacità dell’altro. Si tratta di quelle situazioni in cui ci si sostituisce all’altro nell’eseguire un compito, facendo perdipiù sembrare il nostro agire come un atto di cortesia e attenzione nei suoi confronti. «Cara, lascia, parcheggio io l’auto…»; oppure «Caro lascia fare a me questo», eccetera. L’evocazione di questo messaggio sotterraneo ha un potere formidabile, che avvelena e intorbida anche la più sincera delle buone intenzioni.

Risposta magica: «Grazie di cuore, apprezzo così tanto la tua cortesia e il tuo stare attento a non mettermi in difficoltà».

BIASIMARE

Il biasimo come tecnica evoluta non è una critica diretta, non è una contestazione, non è un mettere in dubbio le capacità dell’altro, ma è una sequenza rappresentata da una prima parte nella quale ci si complimenta con l’altro e una seconda parte nella quale si afferma che però avrebbe potuto fare di meglio, di più o che ciò non è abbastanza.

Quante volte ci è capitato di sentirci dire: «Sì, va bene, ma non è abbastanza, avresti potuto fare di meglio». Una pozione velenosa per la quale non esiste antidoto: il lettore che volesse strategicamente rovinare una relazione, ricorra a questo sistema e avrà sicuri esiti catastrofici.

comunicare con le migliori intenzioni

La prima caratteristica comune alle forme comunicative fin qui descritte è il loro basarsi sulle «migliori intenzioni ». IN ALTRI TERMINI, LA PERSONA METTE IN ATTO UN CERTO TIPO DI DINAMICHE CON L’INTENTO DI PREVENIRE O RISOLVERE UN PROBLEMA O UN CONFLITTO CON IL PARTNER, OTTENENDO PERÒ IL RISULTATO CONTRARIO.

Questo significa che il problema nasce non sulla base delle intenzioni o delle idee dei soggetti, ma come conseguenza delle forme del comunicare messe in atto, che modellano il contenuto delle dichiarazioni e il loro modo di venir accolte dall’interlocutore.

Posso avere diversi tipi di liquido, ma se li metto nello stesso contenitore, tutti assumono la stessa forma. La forma connota e dà senso ai contenuti, poiché è lei che produce, più dei significati stessi, gli effetti nell’altro a livello percettivo ed emotivo. Un secondo tratto essenziale è rappresentato dal fatto che chi mette in atto le modalità comunicative fallimentari è fermamente convinto delle proprie ragioni.

Dialogo strategico

DIALOGARE STRATEGICAMENTE: la tecnica più evoluta usata dal Problem Solver – Coach Strategico

Quando si vuol rimproverare con utilità e mostrare a un altro che egli si inganna, bisogna osservare da qual verso egli considera la cosa, perché generalmente da quel verso lì essa è giusta, e riconoscergli questa verità, ma svelargli quell’altro verso da cui essa è falsa. Ed egli si contenta di ciò, perché vede che non si ingannava e che il suo difetto era soltanto di non vedere tutti i lati della questione.
B. Pascal

Primo ingrediente: Domanda piuttosto che affermare

«Se vuoi ottenere, inizia con il domandare piuttosto che col proporre». Domande strategicamente costruite che propongono al loro interno le alternative di risposta verso cui vogliamo guidare il nostro partner.  Dialogare strategicamente prevede prima di tutto evitare di iniziare con affermazioni, ma procedere col porre domande non provocatorie, bensì capaci di creare un clima collaborativo tra gli interlocutori. Le domande strategiche, inoltre, che contengono alternative ipotetiche di risposta, orientano l’interazione verso un atteggiamento di comprensione del problema e non verso la ricerca del colpevole.

Secondo ingrediente: Chiedi verifica piuttosto che sentenziare

E’ rappresentato dal chiedere conferma alle risposte ricevute in seguito alle domande proposte. La maniera strategica di chiedere conferma viene definita il parafrasare. Parafrasare due o tre risposte ricevute alle nostre domande strategiche è un modo per rafforzare ciò che si sta costruendo.

Terzo Ingrediente: Evoca piuttosto che spiegare

E’ rappresentato dal saper comunicare toccando le corde emotive del nostro interlocutore ancor prima che influenzare le sue capacità cognitive. Come dice san Tommaso d’Aquino:

Non c’è cosa nell’intelletto che prima non passi per i sensi.

In realtà, usare immagini evocative non significa essere poeti o letterati, ma semplicemente aggiungere alla spiegazione logica, che si è proposta, una suggestione che attiene alla sfera emotiva. Può bastare un aneddoto di vita quotidiana, o una semplice immagine naturalistica. L’importante è inserire nel canale logico della conversazione un canale più sensoriale, composto da immagini piuttosto che da ragionamenti.

Quarto ingrediente: Agisci piuttosto che pensare

«Un uomo saggio vive agendo e non pensando di agire, e ancor meno pensando a quello che penserà quando avrà finito di agire». Come dice Heinz von Foerster:

Se vuoi vedere, impara ad agire.

Se ci si esercita ad assumere un atteggiamento morbido nei confronti del nostro partner, si forma la capacità di tenere a bada le nostre reazioni impulsive. Se ci si sforza di usare un linguaggio arricchito da immagini evocative, si alimenta la nostra creatività. In altri termini, attraverso l’esercizio dell’arte del dialogo strategico, costruiamo noi stessi sulla forma che è propria al dialogo, quella della collaborazione e dell’accordo.

Se nel comunicare s’impara a mettersi nella prospettiva dell’altro sino a ritenerla ragionevole, ci si addestra alla tolleranza e al rispetto per l’altro. Se ci si abitua a vedere le cose da prospettive diverse, ci si allena all’elasticità mentale.

L’arte del dialogo strategico non è solo una tecnica per comunicare efficacemente, ma è anche, e soprattutto, una maniera per migliorare se stessi e il mondo che ci circonda.

L’apprendista «mago alchimista», imparando le ricette per preparare le pozioni e per produrre incantesimi, non impara solo una tecnica, ma forma se stesso a immagine e somiglianza della sua magia.

Se vuoi approfondire alcuni dei temi affrontati nell’articolo e molto altro ancora, ti invitiamo a leggere quanto segue: